03/07/2006

sillogismo sugli haiku

Non può esserci un'introduzione se non c'è un argomento centrale/principale/più-import ante-rispetto-al-resto.
L'haiku non ha un argomento/verso centrale, siamo noi occidentali che vogliamo trovarcelo per forza.
Conclusione: l'haiku non ha versi introduttivi, non ha porte di ingresso su un tema/evento principale. Tutto possiede la stessa centrale importanza, non c'è gerarchia di significati. Barthes direbbe che regna la sospensione del senso.

Corollario e dissertazioni varie sull'haiku(a seguire le note formali)

- L'haiku è breve nella mente ancora prima che nella parola. il che non significa però che sia un gesto estemporaneo, quasi romantico. Sono anzi frutto di un continuo costante esercizio e di regole di regole precise da applicare. Una volte fatte completamente proprie queste regole possono essere dimenticate. Dimenticate non nel senso di eliminate(può succedere ed è successo più volte che i maestri tralasciassero le regole, soprattutto metriche, per ottenere una particolare sonorità o un particolare effetto grafico, data l'importanza del segno grafico nella lingua giapponese), ma nel senso di applicate non meccanicamente cioè senza pensare"ok, ora c metto questo, poi faccio così e cosà". L'haiku fluisce attraverso la mente allenata dello scrittore che riflette il mondo intorno a sè senza interpretarlo(cosa estremamente aliena alla nostra cultura occidentale). Questo non significa che non si debba provare a scrivere haiku, anzi, bisogna continuare a provare fino a che non si riesce.

- L'haiku può parlare di qualsiasi cosa, perchè tutto nel mondo è ugulamente stupendo(ci sono haiku su cavalli che cagano...). Un haiku è diciamo un particolare che appare del tutto insignificante a chi non lo sa guardare...

- L'haiku è un momento immobile, non c'è narrazione come non c'è un prima e un dopo, c'è solo quello che succede in quel momento.

- L'haiku è senza un soggetto, in genere, nel senso che non c'è un soggetto che esperisce emozioni, anche se ovviamente c'è un punto di vista, quello del poeta che riflette ciò che lo circonda e non SU ciò che lo circonda. non c'è speculazione emotiva, c'è solo un particolare momento osservato e riportato(negli haiku contemporanei di scuola non classica questo aspetto è stato in gran parte abbandonato, tanto che alcuni haiku sembrano più che altro poesie di ungaretti, brevi, ma molto metaforiche e connotate da forti elementi emotivi)

- Aspetti formali: un haiku è un componimento d 3 righe soltanto... poi le sillabe dovrebbero essere 5 - 7 - 5, ma tenendo conto del fatto che in italiano qsto è molto difficile perchè molte parole sono bi- o trisillabiche a differenza di quelle giapponesi che sono spesso monoillabiche(come quelle inglesi) e che in giapponese non esistono articoli e altre amenità come proposizioni, declinazioni e una miriade di altre parole vengono ellisse senza perdita di coerenza della struttra, anche in virtù del fatto che il giapponese, essendo ricco di ideogrammi che a parità di parola o frase italiana a seconda di come vengono scritti assumono connotati e significati molto vari o che a seconda di come vengono letti hanni significati completamente diversi, il numero di sillabe può variare leggermente(un paio d sillabe in più diciamo che non stonano). Ci sono poi il Kigo, cioè l'elemento che fa riferimento a una stagione(ne esiste un elenco ufficilae del 1600, mi pare, ma anche questo aspetto è stato, col tempo abbastanza trascurato) e lo Shoryaku, omissione, cioè il salto grammaticale o logico di termini necessari in un linguaggio in prosa, per stimolare la fantasia e le reazioni del lettore(elemento titpico di tutta la poesia, anche occidentale, dal 1800 in poi, forse anche prima).

Detto questo posso aggiungere solo una cosa: l'haiku è sì definito da regole precise, ma non è detto che queste debbano essere rispettate per sempre alla lettera, basta averle fatte proprie e violarle in modo consapevole, senza pensare che la prima poesia d tre versi brevi che esce dalla penna sia un vero haiku, ma tenendo presente che l'ultima poesia, magari di due o quattro versi e che parla di come si è diventati sereni guardando un maiale dormire potrebbe esserlo. la differenza sta nella consapevolezza.
P.S. So che qualcuno dissenterà da queste cose che ho scritto, ma non mi importa, questo è quello che penso io, non la bibbia...

Kasa mo naki
ware wo shigururu ka
nanto nanto

ora che non ho neppure il cappello di bambù
mi sorprenderà la pioggia?
ma che importa...

(ovviamente questo haiku non è mio, non parlo molto giapponese...)

21/06/2006

Vai a votare! e vota NO!

perchè? perchè questo referendum mette talmente tanta carne sul fuoco da far confondere la gente meno attenta(cioè la maggior parte...).
C sono infatti alcune riforme apparentemente innocue, altre quasi buone ma che tutto sommato sono piccole. Il problema è che la gente non si rende conto della ridotta entità di queste riformine, si rende conto solo del numero elevato e sembrano dunque più i pro che i contro... ma se i pro sono sì di più, ma infinitamente più piccoli dei contro è tutto una grande truffa, una mascherata per far passare cose troppo importanti di cui la gente non sa niente.
Quanti ad esempio sanno che il presidente del consiglio, se passasse la riforma, sarebbe eletto direttamente dal popolo e non nominato dal presidente? ma soprattutto quanti sanno che il governo non avrebbe più bisogno  dell'appoggio delle camere, se passasse la riforma? come in ogni dittatura che si rispetti il governo avrebbe tutto il potere, concentrato nelle mani solo di una persona, il parlamento sarebbe solo uno strumento del governo( anche perchè le camere non potrebbe praticamente essere più sciolte, se passasse la riforma ). anche la questione devolution è uno specchio per le allodole per tutti i separatisti per far passare le riforme... ma non è passata molto la notizia che sì, le regioni avrebbero potere decisionale su più cose, ma in caso di conflitto stato regione o per motivi di "interesse nazionale" il governo avrebbe il potere di fottersene di tutte le leggi regionali e avrebbe sempre l'ultima parola.
poi c'è la riduzione dei parlamentari: se da un lato è fiscalmente un bene, perchè si risparmierebbe sugli stipendi, dall'altro lato c rimetteremmo in pluralismo: meno persone decidono, più facile è andare d'accordo con chi è al potere.
insomma se passasse la riforma saremmo praticamente in una dittatura di un solo uomo de facto.
e a me questo non sta bene.
non è un discorso di sinistra o destra, è un discorso di libertà personali, di giustizia, di diritti e di democrazia.
se non andate a votare rinunciate a partecipare alla vita politica del vostro paese, rinunciate alla democrazia.
se votate sì accettate di fatto la dittatura e rinunciate alla democrazia e alla libertà personale.
quindi pensateci: andate per lo meno a votare per far vedere che sapete  cosa vi succede intorno, andate per lo meno per amore della vostra coscienza di cosa vivete! se poi votate no meglio, vorrà dire che ci tenete ai vostri diritti!

26/05/2006

Chi controlla la parola controlla tutto il resto

“Lo strumento fondamentale per controllare la realtà è il controllo delle parole. Se tu puoi controllare il significato delle parole tu puoi controllare le persone che devono usare le parole.”
Philip Dick è sempre stato un personaggio paranoico, come si può facilmente dedurre da queste sue parole. Ma poter far credere qualunque cosa a qualcuno rende davvero virtualmente onnipotenti nei confronti di quella persona.
Christof, ideatore del Truman Show, è fermamente convinto di questo tanto è vero che afferma che noi ”accettiamo la realtà del mondo per come ci viene presentata”, citando il Kane di Welles le cui parole ”la gente penserà ciò che io dico loro di pensare” riecheggiano ormai da 65 anni come rumore di fondo del quarto potere.

I protagonisti di The Truman Show e di Goodbye Lenin vivono in mondi costruiti ad arte attorno a loro che si reggono su un solo principio: l’ignoranza (“l’ignoranza è forza” pronunciava il bipensiero di Orwelliana memoria. Forza di chi detiene l’informazione, aggiungerei io.) Chi possiede l’informazione, la conoscenza, può mischiare realtà e finzione a piacere e solo lui è in grado di riconoscerle e separarle. I mondi in cui vivono i protagonisti dei due film sono illusioni, illusioni di un mondo volutamente perfetto e per questo immutabile, ma l’uomo non è immutabile e quando Truman e Christiane iniziano a venire in contatto con la realtà celata sotto il velo di Maya posto sopra ai loro occhi, la loro vita cambia, fino a una nuova nascita, o alla morte.

Se simili sono i presupposti, diversi sono però i fini per cui queste vite fittizie vengono inscenate: da un lato c’è infatti il film del tedesco Becker, in cui un figlio ricostruisce per la madre malata di cuore un mondo che non l’avrebbe turbata, un mondo in cui la storia ha seguito il cuore della persona che amava e che avrebbe impedito a questo cuore di smettere di battere, rendendo in un certo senso moralmente più accettabili le menzogne; dall’altro c’è il Truman Show di Weir, che inscena il più grande e redditizio reality show della storia, plasmando l’intera vita di un uomo sugli interessi di un pubblico sì appassionato, ma che non partecipa veramente a questa vita, che si indigna, che si preoccupa forse ma che è subito pronto a cambiare canale.

Due film, due profili simili, due critiche sociali differenti: in Goodbye Lenin una ironica nostalgia per le menzogne della DDR socialista rivive nelle menzogne sulla DDR, riportando alla memoria dei cittadini berlinesi un grigio e amaro passato ancora vicino e al tempo stesso un rigurgito della menzogna del capitalismo, non migliore di quella appena dimenticata eppure già nauseante; in The Truman Show, Weir non si limita però a puntare il dito contro l’idiozia dei reality show, che reali non sono. Dà voce a un sentimento che a fine anni ’90 si faceva più forte( ricordiamo che nello stesso anno, il 1998, esce anche Nemico Pubblico e che esplode il caso Third Echelon): la paura che la propria vita sia controllata e orchestrata da qualcuno che sta sopra di noi, invisibile eppure infiltrato in ogni momento della nostra vita.

Già da un secolo i media, tramite il controllo delle parole e dunque della conoscenza, hanno se non controllato perlomeno guidato o hanno interferito con le nostre vite, a volte rivelando ciò che ci voleva essere nascosto, come racconta molto bene Good Night And Good Luck di Clooney, altre volte nascondendo, censurando e mistificando le informazioni che ci tengono in contatto con la realtà, come Welles ci mostra in Quarto Potere. Ciò che dobbiamo però capire è che non è il media in sé ad essere giusto o sbagliato perchè per sua stessa definizione è solo un mezzo nelle mani di qualcuno. È dunque dalla manipolazione di queste persone che dobbiamo guardarci, avvicinandoci con occhio critico alle notizie: a noi è data la possibilità che né a Truman né a Christiane fu data: la possibilità di capire se il mondo che ci circonda è reale o è un’illusione.