21/06/2007
Tesi capitolo 1
1.Cicli e rivoluzioni: i media si spostano verso il basso
Quando l' uomo si rende conto che una tecnologia è a portata di mano, la realizza. Credo che per lui sia un fatto quasi istintivo...
Motoko Kusanagi
1.Cicli storici della comunicazione
Quanto contano realmente le tecnologie nel processo di autoproduzione di un'opera?
Quanto contano in una produzione di massa?
Per comprendere questi aspetti bisogna forse iniziare con dei cenni di storia sulle “tecnologie” della comunicazione, partendo dalle origini. Questo si rende necessario perchè ad ogni presentarsi di una nuova tecnica comunicativa o di un nuovo paradigma tecnologico la società si è modificata, adattandosi alla nuova situazione e togliendo l'aura sacrale e cultuale alle vecchie tecniche.
Agli albori della storia umana, quando le lingue erano ancora semplici abbozzi di quello che sarebbero diventate, i sacerdoti avevano a loro disposizione sostanzialmente due metodi comunicativi: il disegno e la parola, per la precisione le formule magico-religiose.
Tramite il disegno erano in grado di rappresentare la realtà, e il futuro, le aspettative, della comunità che si riuniva intorno a loro. Inoltre erano gli unici con l'autorità necessaria a tracciare segni magici. Erano i detentori monopolistici dei mezzi di comunicazione.
Stesso discorso vale altresì per la parola, di cui gli anziani e i sacerdoti erano i principali custodi, dal momento che il linguaggio parlato era l'unico modo per trasmettere conoscenze e credenze tradizionali. I giovani si radunavano intorno a queste figure autorevoli ad ascoltare i canti e le epopee che costituivano i primordiali database delle conoscenze, ancora troppo elitari per costituire una base comune ed equamente diffusa delle conoscenze: anche in questo caso, come nel caso dei disegni, il valori religioso della comunicazione era estremamente alto e le conoscenze pratiche si confondevano con quelle magiche e mitologiche.
L'introduzione della lingua scritta iniziò a cambiare tutto ciò: registrare su un supporto fisso e stabile nel tempo e nello spazio sollevò sacerdoti e anziani dall'obbligo d memorizzare ogni conoscenza da passare alle generazioni successive, permettendo da un lato un risparmio di risorse mentali, da un altro lato l'utilizzo di tali risorse per elaborare nuove idee e in ultimo eliminando quell'aura sacra che impediva alla lingua parlata e al disegno di occuparsi di temi di natura più comune o per lo meno non sacrale(per il disegno e la pittura il discorso sarebbe da fare a parte, poiché è vero che seppur liberando in una certa misura il segno dal peso morale della religione non lo liberò da qualità spirituali e in un certo senso mistiche, aspetti che la pittura ha portato su di sé fino al postmodernismo).
A questo punto si presenta però un passo ciclico nello sviluppo di ogni nuova tecnica comunicativa: i vecchi metodi vengono assorbiti dalla cultura popolare mentre quelli nuovi entrano a far parte di una parte elitaria e gelosa della cultura. Ecco quindi che mentre la parola si libera, la scrittura diventa il nuovo piedistallo religioso. Essendo una nuova tecnica deve esser studiata e sono pochi quelli con i mezzi e il tempo per farlo. Gli intellettuali e i sacerdoti si appropriano quindi di questo nuovo strumento escludendo chiunque non faccia parte di queste caste privilegiate. La situazione rimane sostanzialmente invariata per parecchi secoli, secoli in cui oltre a filosofi e uomini di fede solo artisti finanziati da nobili e ricchi hanno accesso a questa tecnica. La scrittura mantiene quindi il proprio status elevato in virtù di un'aura “sacrale” che, secondo W. Benjamin, costituisce l'essenza stessa di un'opera d'arte. Gli equilibri tornano a cambiare dopo l'invenzione della stampa, che rende molto più semplice rispetto alla copia amanuense la distribuzione di scritti. Anche in questo caso però una piccola cerchia di persone si appropria della neonata tecnologia, rendendola esclusiva(gli editori escludono tramite le leggi sul diritto di copia chiunque non faccia parte del gruppo stesso degli editori).
La stessa situazione si ripete per ogni medium che abbia fatto capolino nel flusso della storia umana: ogni medium nasce con enormi potenziali nel campo dell'autoproduzione( o se si preferisce della produzione “indipendente”) per essere poi limitata, censurata e preclusa a chi non abbia risorse economiche o tecniche sufficienti da piccoli ristretti gruppi di persone. Ciò è avvenuto per la scrittura, per la radio, per la fotografia, per il cinema, per la televisione, per la grafica, per i computer.
2.Crisi del sistema elitario della comunicazione
Ad ogni ciclico mediatico però il controllo dei sacerdoti della comunicazione si andava indebolendo, ad ogni passo la comunicazione perdeva un po' di quella sacralità che era stata una sua caratteristica fin dal principio finchè anche l'arte non ha perso, nel XX secolo, il suo status mistico-spirituale, quasi religioso. Il dadaismo e la pop-art portano a compimento questa trasformazione e soprattutto introducono un nuovo modo di pensare l'arte: il postmodernismo. Il primo propone per la prima volta che l'arte non stia tanto nella realizzazione pratica ma nell'idea, nel concetto che c'è dietro. La seconda introduce in un contesto culturalmente elevato elementi della cultura bassa, popolare, facilmente riconoscibili da tutti e per questo più facilmente realizzabili da ognuno.
2.1 Il Postmodernismo
Questo aspetto del postmodernismo è stato ben osservato da S. Sontag nella sua analisi del Camp, in cui afferma che
Le esperienze di Camp si basano sulla scoperta che la sensibilità dell'alta cultura non ha il monopolio della raffinatezza. Camp afferma che il buon gusto non è soltanto buon gusto, che esiste anzi un buon gusto del cattivo gusto [...] La scoperta del cattivo gusto può essere molto liberatoria
Il postmoderno libera quindi la strada a tutti coloro che desiderano esprimere le proprie idee artisticamente anche se lontane da ciò che viene definito normalmente “arte” o “alta cultura”.
Negli anni '60 del XX secolo tutto il mondo viene in ultimo messo in discussione. Non solo artisticamente, ma anche socialmente e politicamente. Le rivolte studentesche del '68, il movimento hippy, il situazionismo sono l'espressione di una critica che le allora nuove generazioni muovevano alla tradizione, ferma e chiusa in schemi precisi e spesso anacronistici. Quei movimenti volevano riappropriarsi di spazi mentali che si dimostravano aperti a tutti e non solo agli intellettuali o ai politici e ai ricchi, liberati sia da nuove prospettive culturali più popolari sia dall'abbassamento dei costi di produzione di manoscritti e altre opere intellettuali, che diventavano alla portata di tutti(ad esempio grazie ai ciclostili).
2.2 Il Situazionismo
I situazionisti furono tra i primi a reagire, in questo clima di protesta, specialmente contro la televisione, un media relativamente recente che aveva però già influenzato in maniera virale la società e che già si era arresa a essere uno strumento commerciale. Inoltre erano già ben chiari ai situazionisti i modelli e canoni comunicativi televisivi. La televisione, o più in generale la Società dello spettacolo, come G. Debord la definisce, si configura come bersaglio ideale della protesta artistico-socio-politica del situazionismo. Debord e gli altri membri dell'Internationalle Situationiste invitavano la gente ad analizzare personalmente i messaggi che la società dello spettacolo trasmetteva loro, per poi rielaborarli
attraverso il rovesciamento delle relazioni stabilite fra i concetti e con il détournement di tutte le acquisizioni della precedente critica.
La critica e il détournement erano gli strumenti necessari per recuperare una soggettività che si andava perdendo, sacrificata in nome dell'apparenza spettacolare.
3.L'indipendenza dell'attivismo
La lezione situazionista è in buona parte stata alla base di un certo attivismo nato negli anni '80 con le prime contestazioni popolari contro le multinazionali, un attivismo che ha segnato tutti gli anni '90 e che oggi è ancora ben presente, soprattutto in Canada e negli U.S.A..
Uno degli esempi più famosi di questo tipo di attivismo è sicuramente Adbusters. La rivista Adbusters nasce nel 1989 a Vancouver grazie a Kalle Lasn e si definisce “il giornale dell'ambiente mentale”, facendo intendere che il nostro mindscape è pesantemente inquinato da valori falsati e che c'è bisogno di una “ecologia” per salvarci, un'ecologia che per Kalle Lasn parte in prima istanza dalla critica alla pubblicità(Adbusters significa letteralmente Advertising busters, cioè i distruttori della pubblicità).
Dietro ad Adbuster nn c'è però solo Kalle Lasn, c'è un vasto gruppo di persone che si definiscono culture jammers, sabotatori culturali che tramite le tecniche insegnate dai situazionisti, quali straniamento e détournement, decostruiscono immagini e messaggi del mediscape per parodiarli e inserirli in contesti completamente differenti da quelli per cui i messaggi erano stato pensati, dando quindi loro un significato completamente diverso, spesso opposto.
L'autoproduzione è un aspetto importante delle pratiche di mediattivismo principalmente per una ragione molto semplice: non ci sono aziende disposte a pagare per far parlare male di sé. Oltre a questo aspetto, sicuramente importante, c'è però dell'altro: i culture jammers sono convinti che la gente comune abbia nelle proprie mani tutte le armi necessarie per la rivoluzione e quindi chiunque riesca a intuire un cambiamento di prospettiva sulla società è un potenziale culture jammer. Se chiunque è, almeno in potenza, un culture jammer, è facile capire come per costoro la possibilità, o meglio l'opportunità, di essere completamente indipendenti e autosufficienti nell'espressione delle proprie idee e convinzioni sia di estrema importanza. E se i situazionisti avevano a propria disposizioni solo ciclostili e collage, oggi i culture jammers possono contare su computer, stampe a basso costo, registratori portatili e camcorders, strumenti economici e di facile reperibilità che hanno reso facile la rielaborazione dei contesti sociali, anche a chi possiede poche risorse economiche o tecniche.
Vengono dunque portate avanti da persone con background culturali, sociali, economici diversi tra loro progetti comuni basati semplicemente sul volontariato e sulla co-partecipazione, con l'obiettivo di riappropriarsi del controllo del proprio media-system, televisivo o grafico che sia non importa.
Lo stesso Lasn realizza dei brevi spot di 30 secondi, rigettati dalle televisioni sia pubbliche che private per ragioni economiche mentre studenti universitari cancellavano con delle bombolette di vernice nera ogni logo dalle pubblicità appese per strada e la pubblicità “Absolut vodka” veniva sabotata e trasformata in “Absolut impotence”.
3.1 Protesta interna
Questa necessità di indipendenza dalle major e dalle corporation non viene percepita però solo da persone qualunque decise a liberarsi dal giogo di produzioni imposte in modo coatto, anche addetti ai lavori come importanti graphic designer o anche imprenditori e insegnanti universitari si rendono conto che nello scenario mediatico attuale qualcosa è andato storto ed è sfuggito al controllo di chi ne usufruisce. Nascono quindi altri movimenti e manifesti di “gente del mestiere”, come ad esempio il First Thing First di Tibor Kalman, il cui succo è che gli sforzi creativi devono avere delle priorità che sono socialmente utili e non devono esaurirsi per vendere cibo per gatti. O per dirla con le parole di Kalman
[...] oggi ci sono cose che richiederebbero la nostra creatività. Crisi disastrose dell'ambiente, violenza nei rapporti tra gli esseri umani, miseria sociale e psicopatia. Lo scopo del nostro lavoro sta diventando meschino. È ora di riscoprire la bellezza e l'utilità.
3.2 Tecniche di Guerriglia mentale
Le tecniche che i jammers propongono per contestare lo status quo sono molte e non si limitano al détournement o all'ironia insita in esso, anche se tutte queste tecniche vengono comunque prese a prestito dai modelli messi in discussione. In Italia un importante esempio di mediattivisti è il gruppo Guerrillamarketing, che già a partire dal nome rendono chiaro che i canoni del marketing possono essere usati per sbattere al tappeto la pubblicità stessa, come se la comunicazione fosse un'arte marziale e i jammers dei judoka che usano la forza dell'avversario per farlo crollare sotto il peso dei suoi stessi colpi.
Il Marketing di Guerriglia è l'arte di ottenere il massimo risultato con il minimo degli investimenti, e come nella guerriglia non si hanno tante regole da rispettare perché l'obiettivo e l'azione vengono prima di tutto. Il Marketing di Guerriglia sa di non potersi permettere di chiedere il permesso prima di iniziare a parlare con un possibile cliente (permission marketing) perché i carri armati degli eserciti regolari sono dietro l'angolo e, se perdi troppo tempo nei preliminari, quelli iniziano a fare fuoco a cannonate. Il Marketing di Guerriglia conosce i meccanismi memetici di diffusione delle informazioni (viral marketing) e ne tiene conto nella costruzione delle notizie, ma conosce anche il ruolo centrale che in questo processo ancora giocano i mezzi di comunicazione tradizionali.
Sul loro sito ( http://www.guerrillamarketing.it ) i Guerrillamarketing propongono una serie di tecnica di jamming che chiunque può adottare e mettere in pratica. Si va dallo stickering, la tecnica di appiccicare adesivi in giro per le città, ai graffiti a finti siti internet che imitano i siti delle aziende da colpire ma che forniscono dati diversi da quelli ufficiali(si parla in questo caso di squattering) per arrivare al media hoax, cioè la realizzazione di eventi e performance pubbliche appositamente studiati per superare il filtro dei media di massa.
4.Oltre la grafica: i media indipendenti
La grafica però non è certo l'unico campo di attività delle produzioni indipendenti: dalle radio pirata alle televisioni, dal cinema indipendente alla musica indie ogni medium ha visto svilupparsi presto o tardi gruppi figli delle culture underground degli anni'70-'80.
4.1 Radio
In Italia ad esempio si è assistito prima alla nascita di Radio Alice e altre emittenti radiofoniche nate dopo la liberalizzazione dell'etere nel 1976. La fama di Radio Alice è dovuta, oltre a vicende giudiziali, alle novità portate nel concetto di radio: la radio, fondata da una parte del movimento studentesco giovanile bolognese, era aperta a chiunque. Era infatti priva di redazione e palinsesto e chiunque avrebbe potuto realizzare una propria trasmissione per parlare di qualunque cosa, fosse di politica, libri, yoga, ricette o musica. Inoltre divenne uno strumento di produzione culturale attraverso l'organizzazione di concerti e di raduni giovanili. La storia di Radio Alice purtroppo ha avuto una fine infelice, poiché venne chiusa dai carabinieri a seguito dei sospetti coinvolgimenti dei fondatori negli scontri tra studenti e polizia a seguito dell'omicidio di uno studente.
4.3 Televisione
La Storia dei media indipendenti in Italia però non si conclude così. Nel 1999 a roma nasce CandidaTV, un'esperienza televisiva comunitaria in grado di entrare nelle case di tutti nate dal fondersi di varie esperienze, che andavano dal cinema underground al teatro di strada fino alla telematica sovversiva. La filosofia di CandidaTV è ispirata all'etica Hacker: la televisione può essere fatta da tutti, ognuno può metterci le mani sopra. Secondo le parole di Macchina, uno dei suoi fondatori
Candida è la prima televisione elettrodomestica perchè il suo scopo è superare la separazione tra produttore e consumatore [...] per dubitare dell'autorità e promuovere il decentramento dell'informazione. La realtà dello schermo deve essere occupata, Candida vuole essere trasmessa nei canali ufficiali perchè questi sono ancora il flusso principale dell'inconscio collettivo.
Un'esperienza simile è quella di Orfeo TV, nata nel 2002 a Bologna. Orfeo TV trasmetteva per circa due ore al giorno in un raggio di 150 metri sfruttando un cono d'ombra nelle frequenze di MTV. Essendo un'emittente illegale venne presto chiusa, ma diede il via alla nascita d numerose telestreet, televisioni tecnicamente illegali che possono essere realizzate economicamente (Orfeo TV venne realizzata con circa mille euro, sfruttando le antenne condominiali per trasmettere) senza oscurare nessuno, poiché si usano “buchi” nelle frequenze ( che in Italia, ricordiamo, non sono libere).
Sin dalla sua fondazione, Orfeo TV indica nella creazione di un circuito di microemittenti lo strumento per intraprendere una battaglia politica per la liberalizzazione dal basso dell'etere, al momento bloccato in un sistema legislativo che ne tutela l'utilizzo solo a scopi commerciali.
4.4 Cinema
Anche il cinema, visto fino ai primi anni '80 come qualcosa di esclusivo, riservato ai grandi studios che potevano permettersi non solo d pagare attori professionisti ma di possedere anche apparecchiature che un comune lavoratore non si sarebbe mai potuto permettere, è stato messo in discussione, principalmente grazie all'ingresso sul mercato delle camcorders, telecamere economiche e di facile reperibilità. Anche la fase di post-produzione è ora molto più economica, grazie al significativo aumento delle prestazioni dei personal computer, all'introduzione dei Dvd e al contemporaneo sviluppo di software semi-professionali sempre più sofisticati (utilizzati per il montaggio, la correzione del colore, i titoli di testa etc.).
Le caratteristiche principali di questi film, detti comunemente “indie”, sono essenzialmente due: il basso budget e la completa libertà espressiva lasciata al regista, cosa questa che solitamente spaventa i grandi studi, che preferiscono evitare i film sperimentali per concentrarsi su progetti più sicuri e remunerativi. Inoltre, difficilmente uno studio affida un film del costo di svariati milioni di dollari ad un regista esordiente, specie se ha intenzione di utilizzare attori sconosciuti.
Anche la cultura mainstream s'è accorta delle potenzialità di questi film e sono nate non solo decine di festival del cinema indipendente, ma vere e proprie filiali indie delle major, che hanno ovviamente scorto in questa estetica indie un po' casalinga un nuovo mercato da sfruttare.
5. Indipendente = Democratico?
Nel 1997 il Subcomandante Marcos asseriva che
Noi abbiamo una scelta. Possiamo avere una attitudine cinica nei confronti dei media, dire che nulla può essere fatto. O possiamo semplicemente rimanere increduli. Ma esiste una terza opzione che non è né il conformismo né l'incredulità: quella di costruire una via diversa – mostrare al mondo ciò che realmente sta accadendo – avere una visione critica del mondo.
Avere una visione critica del mondo è in fondo la base dell'ecologia mentale di Lasn ed è la vera scelta politica che chi sceglie d seguire una strada indipendente dal mainstream ha deciso di compiere. Si potrebbe anche dire che è la base per una visione democratica dei media, che tenga presente le idee e le convinzioni di chi consuma oltre che gli interessi di chi produce.
Una fruizione democratica e sana dei media è possibile però solo a due condizioni: la prima è che chi consuma i media li analizzi, scelga cosa secondo lui è giusto e cosa è sbagliato, serve insomma che influenzi i contenuti esprimendo le proprie opinioni con coscienza e cognizione di causa; la seconda è che chi produce contenuti mediatici faccia un passo verso il basso, verso i destinatari, serve che produttore e utente abbiano una comunicazione bilaterale di parità e non un canale unilaterale coatto dal produttore all'utente. Queste due condizioni sono strettamente legate e non possono esistere l'una senza l'altra. Le produzioni indipendenti sono quindi l'esempio più lampante di media democratici, poiché sono realizzati spesso dai primi che ne fanno uso, non sono legati a contratti commerciali che obbligano a trasmettere certi contenuti e in ultimo, specialmente nel caso degli attivisti, portano l'utente a riflettere sia sui contenuti del messaggio che più in generale sul medium stesso, creando quella visione critica che è la base fondamentale di un consumo responsabile e indipendente dei mass-media.
20:07
Scritto da : oneeye_01
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04/06/2007
Citazioni
La mia droga si chiama Elena?
13:58
Scritto da : oneeye_01
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27/04/2007
Bozza introduzione tesi
L'autoproduzione dai culture jammers al Web 2.0
C'è un filo conduttore spesso dimenticato che collega i Pamphlet rivoluzionari di inizio '900, le riviste hippy degli anni '70, Radio Alice, l'attivismo grafico degli anni '80 e '90, le reti olandesi "Digital City" e "Hoeksteen Live", i blog, le web-radio private, il movimento "Reclaim the streets", la musica indie, l'open source e il Web 2.0: l'autoproduzione.
O, per meglio dire, la riappropriazione di spazi, reali o virtuali che siano, che qualcuno ci ha negato.
Questa produzione di spazi pubblici dal basso fa parte di un processo di secolarizzazione dell'arte che continua, in maniera più o meno lenta, da sempre, da quando cioè l'arte ha smesso d essere un mezzo mistico dei sacerdoti, e che oggi, grazie alla velocità delle comunicazioni e ai costi(relativamente)bassi dei mezzi di produzione e di trasmissione ha subito un'accelerazione esponenziale.
Quando l'arte ha smesso di dipendere da elevate risorse finanziare, la gente ha capito che anche lei poteva esprimere quello che aveva dentro, spesso sfidando anche la legalità.
Ovviamente non è tutto oro quel che luccica: l'autoproduzione è stata spesso ostacolata da grandi aziende che credevano ci avrebbero rimesso una buona fetta di guadagni, è stata imbrigliata di nuovo in flussi mainstream di produzione di massa dietro a cui ci sono aziende che guadagnano senza condividere con chi ha prodotto, e soprattutto l'autoproduzione ha dato sfogo anche alle parti meno nobili dell'animo umano.
Se da un lato infatti ha permesso ad alcuni di agire attivamente per la società(e penso alle campagne di culture jamming o di design pubblico), dall'altro ha dimostrato che la generazione di cui faccio parte è sostanzialmente una generazione di guardoni, di voyeur. Ed ecco quindi spiegata la recente esplosione di cyber-bullismo, i video di ragazzi ubriachi ai 220 in autostrada di notte e, non certo da ultimo, la pornografia home-made.
La mia generazione ha tecnologie e mezzi incredibili, che nessuno ha mai avuto prima. Il che è un problema, perchè non c'è nessuno in grado di insegnarci come usarle, di educarci a un utilizzo coscienzioso e utile di questi strumenti.
00:14
Scritto da : oneeye_01
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